Nat Young
La vita di Nat Young sembra un film. Nato da una famiglia della working class australiana ha trascorso l’infanzia e parte dell’adole¬scenza nel beachside di Colloroy (25 km a sud di Sidney). Negli anni ’60 il surfing in Australia era già molto diffuso e i contest mettevano in luce una sempre maggiore voglia di cambiamento ed evoluzione, sospinti anche dal crescere del surf-biz. Nat, surfer emergente sulla scena australiana, iniziò la sua ascesa vincendo gli Australian Open del 1963. Il premio consisteva in un biglietto aereo in prima classe con validità di un anno, valevole per qualsiasi parte del pianeta.
Dopo 3 mesi trascorsi alle Hawaii, si spostò in California, dove fu arrestato poco dopo, in quanto, secondo una legge dello stato, un minorenne non poteva risiedere senza un tutore. Colpo di scena! L’Hang Ten (avete presente le t-shirt a righine multicolori molto SurfGarageBeat) lo ingaggia e lo regolarizza. Nat Young a 16 anni ottiene così il suo primo sponsor. Sarà l’inizio di un lungo futuro fatto di collaborazioni e sponsorizzazioni con il surf-biz. Nel 1965 partecipa al Campionato del mondo in Perù. Nel ’66, a San Diego, vince il Campionato del mondo (primo premio: una Chevy Comero) surfando un surfboard di 8’00″ shapato da Bob Mac Tavish e cam¬biando ineluttabilmente il surfing! Il suo modo di surfare è moderno e spettacolare, vengono meno le lunghe corse in hang ten, a favo¬re di una surfata più aggressiva, che aggredisce il lip con manovre verticali e con curve e traiettorie mai viste prima. Dal ’66 inizia l’ascesa dello shortboarding e il periodo gramo del longboarding. Il surfboard assumerà via via connotati sempre più diversi da come era stato inteso fino ad allora. Per una ventina di anni abbondanti i surfboards si accorceranno, perderanno di volu¬me e peso, cambieranno le pinne e inevitabilmente cambierà anche il modo di surfare. Nel ’69 Nat torna a Sidney e, influenzato dall’hippie-style dell’epoca, si trasferisce nella natura di Byron Bay. Nel ’73 intraprende un surftrip in Indonesia, prima che questa diventasse una tra le mete preferite dei SurfingTourOperator e del turismo di massa. Tra un surfing trip e l’altro Nat è protagonista di 2 film (uno è lo storico “Morning of the earth”) e scrive 5 libri (scritti davvero bene, sia per stile che per contenuti). Nel ’82 il longboard entra nella categoria Pro-Surfing e Nat andrà a vincere 3 Campionati del mondo (’88, ’89, ’90). E’ singolare che Nat Young abbia conquistato 4 titoli mondiali con lo stile che lui stesso ha reso obsoleto. Negli anni, il campione apre con la moglie due surf shop, ma sarà quest’ultima a occuparsene, mentre il sorridente Nat sarà occupato a mietere glorie in giro per i vari spot del pianeta. Collabora inoltre con lo stilista Ralph Lauren disegnando una linea di surfing clothing (lo stilista Tommy Hilfiger incaricherà Israel Paskowitz di disegnare una linea di surfing clothing) e al contempo inizia una collaborazione decennale con la Oxbow come atleta e consulente. Malgrado i numerosi impegni, Nat riesce comunque a trascorrere molto tempo nella sua farm a Nymboi
da a Byron Bay, surfando e shapando longboard a proprio marchio (Dinosaur by Nat Young). Inizia la costruzione di un residence per surfer sulla costa nord del New South Wales ad Angurie. Ma, dato che prima o poi la fortuna ti molla, al vecchio Nat capita¬no una valanga di sfighe tra il ’93 e il ’94. Il suo socio e migliore amico dai tempi dell’infanzia, viene ucciso e cosi la famiglia Young si trova con un residence non finito e con gravi difficoltà finanzia¬rie. Nello stesso anno ha un incidente pilotando il suo aeroplano e poco dopo, ne ha un’altro andando in snowboard nella Sun Valley. Tornato ad Angurie rischia la pelle surfando ed in seguito lascia la Oxbow dopo un disastroso viaggio in E.U. Nel 2000 subisce una violenta aggressione sulla spiaggia di casa sua. A bilanciare le sfiga, nello stesso anno il figlio Beau diventa Campione del mondo di longboard, e Nat inizia una fruttuosa collaborazione con la Bic, firmando e promuovendo un surfboard 10’00″ a lui intitolato. Ali that’s folks!



