Duke Paoa Kahanamoku
Il primo vero grande mito del surf, ormai lo sappiamo tutti, è Duke Paoa Kahanamoku. Possedeva tutte le virtù per diventare una leggenda:
hawaiano, di discendenza reale, fisico possente; campione olimpionico di nuoto nei 100 metri stile libero nel 1912 a Stoccolma e detentore di diversi record del mondo. Duke ha vissuto i momenti magici di una Waikiki resa celebre nel mondo dai racconti di Jack London e Mark Twain. Allora fare surf significava shockare il mondo, finire sulle copertine di riviste di moda (Vogue magazine, 1930) 0 sui quotidiani di New York, Londra e Parigi. Il surf veniva presentato come un gioco di prestigio, praticato solo da pochi “uomini-pesce” hawaiiani che avevano appreso, chissà come, l’arte di scivolare sui pesanti tavoloni di legno. Tutto questo fece di Duke un personaggio internazionale, accolto da capi di stato, principesse e regine, affascinate dai modi educati e garbati di questo fenomeno della natura. Così il nostro eroe divenne un vero e proprio ambasciatore del surf, e nel 1915 esportò il surf in Australia. Ecco dalle parole di un giornalista del tempo una breve cronaca di quel suo soggiorno in Australia: “Non avendo con sé una tavola, prese del legno di ‘sugar pine ‘ da George Hudson e ne costruì una. Questa tavola, che adesso è neramente posseduta da Caude West, era lunga 8 piedi e 6 pollici (circa 2./0 mt.) e con la carena concava. Gli esperti di surf dicono che la fece volutamente concava e non convessa, per dare all’asse più stabilità sulle nostre onde, meno lisce e regolari di quelle hawaiiane. A Duke fu chiesto di scegliere la spiaggia dove si sarebbe tenuta l’esibizione. Scelse Freshwater (oggi Harbord). Era il febbraio del 1915 quando una piccola folla di appassionati di sport di mare ebbero l‘opportunità di vedere un “esperto di tavole ” sulle onde. C’erano grandi onde e dalle 10:30 fino alle 13:00, Duke non smise mai di surfare. Mostrò agli spettatori tutti i trucchi che conosceva, scivolando sulla faccia dell’onda fino al bagnasciuga. Dimostrando con quale facilità poteva surfare, prese Isabel Letham e la portò fuori con sé e poi arrivarono fino a riva con incomparabile grazia e precisione” (Patricia Gilmore, dal Sydney Morning Herald, 1948).
Duke effettuò imprese ancora ineguagliate, come quella che lo vide uscire con un avviso di maremoto in arrivo, attendere per mezz’ora solo, fuori oltre un chilometro, per surfare un’onda per una lunghezza ancora ineguagliata. Duke Paoa Kahanamoku, il “padre del surf”, morì per attacco di cuore il 22 gennaio del 1968 all’Honolulu Yatch Club di Waikiki.



