Duke Paoa Kahanamoku

22 maggio 2010

Il primo vero grande mito del surf, ormai lo sappiamo tutti, è Duke Paoa Kahanamoku. Possedeva tutte le virtù per diventare una leg­genda: duke1.jpghawaiano, di discendenza reale, fisico possente; campione olimpionico di nuoto nei 100 metri stile libero nel 1912 a Stoccolma e detentore di diversi record del mondo. Duke ha vissuto i momenti magici di una Waikiki resa celebre nel mondo dai racconti di Jack London e Mark Twain. Allora fare surf significava shockare il mondo, finire sulle copertine di riviste di moda (Vogue magazine, 1930) 0 sui quotidiani di New York, Londra e Parigi. Il surf veniva presentato come un gioco di pre­stigio, praticato solo da pochi “uomini-pesce” hawaiiani che avevano appreso, chissà come, l’arte di scivolare sui pesanti tavoloni di legno. Tutto questo fece di Duke un personaggio internazionale, accolto da capi di stato, principesse e regine, affascinate dai modi educati e garbati di questo fenomeno della natura. Così il nostro eroe divenne un vero e pro­prio ambasciatore del surf, e nel 1915 esportò il surf in Australia. Ecco dalle parole di un giornalista del tempo una breve cronaca di quel suo soggiorno in Australia: “Non avendo con sé una tavola, prese del legno di ‘sugar pine ‘ da George Hudson e ne costruì una. Questa tavola, che adesso è neramente posseduta da Caude West, era lunga 8 piedi e 6 pol­lici (circa 2./0 mt.) e con la carena concava. Gli esperti di surf dicono che la fece volutamente concava e non convessa, per dare all’asse più stabi­lità sulle nostre onde, meno lisce e regolari di quelle hawaiiane. A Duke fu chiesto di scegliere la spiaggia dove si sarebbe tenuta l’esibizione. Scelse Freshwater (oggi Harbord). Era il febbraio del 1915 quando una pic­cola folla di appassionati di sport di mare ebbero l‘opportunità di vedere un “esperto di tavole ” sulle onde. C’erano grandi onde e dalle 10:30 fino alle 13:00, Duke non smise mai di surfare. Mostrò agli spettatori tutti i trucchi che conosceva, scivolando sulla faccia dell’onda fino al bagna­sciuga. Dimostrando con quale facilità poteva surfare, prese Isabel Letham e la portò fuori con sé e poi arrivarono fino a riva con incompara­bile grazia e precisione” (Patricia Gilmore, dal Sydney Morning Herald, 1948).

Duke effettuò imprese ancora ineguagliate, come quella che lo vide usci­re con un avviso di maremoto in arrivo, attendere per mezz’ora solo, fuori oltre un chilometro, per surfare un’onda per una lunghezza ancora ine­guagliata. Duke Paoa Kahanamoku, il “padre del surf”, morì per attacco di cuore il 22 gennaio del 1968 all’Honolulu Yatch Club di Waikiki.

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