Tube Riding
Per molti di noi è cosi, non appena arrivano le prime soddisfazioni tra le onde, il lontano traguardo di una surfata nel “tubo” sembra già quasi a portata di mano. E invece la strada è ancora molto lunga, e il segreto per entrare davvero in confidenza con le onde che si infrangono su se stesse è uno solo: trascorrere ore, ore e ore sull’acqua. Un altro fattore fondamentale è quello di riuscire a trovare un’onda che infranga su se stessa formando un tubo. Quasi sempre favorevole a tal fine è un venticello non troppo forte proveniente da terra, e naturalmente il mare non dovrà certo essere una tavola. Prima di trovare condizioni perfette, i momenti di attesa sono inevitabili, ma per non capitare in un posto in cui il frangente non supera i trenta cm, è meglio scegliere uno spot che garantisca onde discrete. Presto o tardi, arriva finalmente la giornata perfetta per un tube-riding. A questo punto è necessaria la consapevolezza di aver già affrontato mari piuttosto arrabbiati e di essere quindi in grado di fare un take off perfetto, non meno importante poi è la convinzione di voler dare il massimo. Nella zona del frangente il mare è particolarmente movimentato, più del solito, come del resto è normale che sia in un giorno perfetto per il surf. Contrariamente alle altre volte, ora ti spingi un po’ oltre il line-up, nel punto in cui le onde cominciano a frangere, e cerchi quella più promettente. Ci sono due diverse tecniche per avvicinarsi al tubo nella posizione corretta.
Quando l’onda dietro di te è già piuttosto alta, ma la tua spalla esterna (quella più lontana dall’onda) è ancora relativamente aperta (posizione alta e frontale rispetto alla prua della tavola) fai una specie di bottom turn, frenando un po’ e posizionandoti saldamente nell’incavo dell’onda che sta per infrangere, circa a metà dell’altezza dell’onda stessa. Quando, l’onda è in posizione verticale, devi sfrecciare stando alto su di lei, cercando di sfuggirle e captando l’istante ideale per “fregarla” scivolando nella zona sottostante la cresta. Quando ti trovi nel tubo devi trasferire tutto il peso sulla gamba anteriore, in modo da dirigere la tavola in avanti e verso il basso. Appena ti rendi conto di essere nella cameretta verde, è meglio che tu ne esca il più presto possibile; se non ci riesci, in men che non si dica l’acqua ti assale e ti ritrovi a testa in giù, travolto da un turbine irrefrenabile di acqua. Eppure, se riesci a provare l’esperienza del tubo, allora ti accorgi di quanto lo scorrere del tempo possa sembrare lento.
Questi istanti nella camera verde rimarranno nella tua mente proprio come il ricordo della prima cavalcata sulle onde, ed a loro sarà sempre rivolto il tuo pensiero durante ogni altra surfata.
Un’ultima cosa: una volta usciti dal tubo, è d’obbligo un balletto sulla ta
vola, così da far capire agli amici che guardano che cosa è appena successo.
Sono sicuro che ci sia ancora molto da dire in merito, ma, come ho già detto, io sono ancora ad un livello da principiante in fatto di tube riding, e spero solo di poter essere in grado, un giorno di surfare nel cilindro non come Gerry Lopez, ma quasi…




