Aerial
Alle origini del surf, volare fuori dall’acqua era un’impresa decisamente impossibile perché le tavole erano enormi e pesantissime e nemmeno con l’avvento della vetroresina e dei primi Malibu leggeri (intorno ai venti chili!) fu possibile raggiungere la velocità e il livello di performance necessari per il decollo.
I primi aerial nel surf da onda hanno fatto la loro comparsa solo a partire dagli anni settanta, con la nascita delle prime short-board. Spesso però non si trattava di manovre volute, quanto piuttosto del risultato di kick-off (uscita dall’onda) decisamente radicali.
La nascita degli aerial, secondo la rivista americana Surfer, sembra risalire al 1978 in uno spot chiamato Waddel Creek a Nord di Santa Cruz (tuttora patria degli aerial). Qui Kevin Reed provò a trasferire al surf le manovre dello skateboard e fu il primo ad ottenere una foto di aerial sulla copertina di Surfer. Negli anni ottanta, quando anche gli skaters iniziarono a dedicarsi al surf da onda, gli aerial diventarono una manovra classica nel repertorio degli atleti più bravi, ma solo nelle varianti che oggi sono considerate le più semplici. Christian Fletcher, Ricky Collins, Martin Potter sono stati i profeti degli air negli anni ottanta. Nei novanta c’è stata una vera e propria esplosione degli aerial, grazie all’avvento delle tavole ultra leggere e dei surfisti snow-boarder o skater, capaci di trasferire tra le onde le manovre provate negli Half pipe o in rampa. Nascono in questi anni anche diverse varianti dell’aerial, legate al tipo di “grab” (presa della tavola con la mano davanti o dietro, sulla prua, sulla poppa o a metà, in back o in frontside).
Inoltre, verso la metà degli anni novanta, alcuni sperimentatori si sono lanciati nelle rotazioni: 180°, 360° e, udite-udite, grazie al mitico Kelly Slater, anche 540°!
Oggi il grande successo degli aerial è stato definitivamente consacrato dalla nascita di due circuiti di gare dedicate a questo tipo di manovre, fuori dal controllo dell’ASP: il Vans Smas negli USA e il Quiksilver Air-Show in Australia. Gli eroi di questi circuiti sono surfisti che solitamente non partecipano ai circuiti WCT e WQS, ma nonostante questo sono diventati gli idoli dei teenager americani e australiani: Jason “Ratboy” Collins, Flea Virotsko, Oscar Wright, Zane Harrison, Randy “Goose” Welch, James Catto.
Ma mettiamo da parte per un attimo la storia e proviamo a capire come si fa un aerial!
La versione più semplice di air è quella che nello skateboard si chiama “Ollie”. Nel surf può essere eseguita su qualsiasi sezione dell’onda, ma è meglio utilizzare un’increspatura dell’acqua come rampa di lancio su cui oliare la tavola. Nel momento dell’impatto con l’increspatura, si deve togliere repentinamente il peso dal piede anteriore in modo da far impennare la punta della tavola. In rapida sequenza si deve poi togliere il peso anche dal piede posteriore. A questo punto dovreste essere in aria, ma non dimenticatevi di tenere il peso centrale per prepararvi all’atterraggio e per non perdere il controllo della tavola. L’atterraggio è la fase più critica della manovra. Le gambe devono stendersi e bisogna sfruttare come ammortizzatori le ginocchia e le caviglie, fondamentali per assorbire l’impatto con l’acqua. Ma l’aerial vero e proprio, il più spettacolare di tutti è l’aerial off the lip. Richiede una grande velocità e un ottimo tempismo per impattare la cresta dell’onda nel momento giusto. In pratica è come effettuare un off the lip in cui, invece di sfruttare il lip per ritornare nel cavo dell’onda, si usa la cresta come una rampa di lancio per proiettarsi in aria. Nel momento cruciale dell’impatto con il lip, bisogna accucciarsi sulla tavola per abbassare il centro di gravità e poi alleggerirla con il classico colpo di reni. In questa fase si può grabbare la tavola, cioè stringere il bordo con la mano, per mantenerla attaccata ai piedi. La cresta dell’onda vi dovrebbe aver lanciato in aria ed è a questo punto che risulta davvero fondamentale mantenersi ancora in posizione raccolta e con il peso centrale sulla tavola. Solo successivamente bisogna cercare di distendersi per prepararsi ad atterrare flettendo le gambe e ammortizzando l’impatto. Cruciale per un buon atterraggio è anche cercare di non atterrare sulla spalla dell’onda ma sulla cresta, che attutirà notevolmente l’impatto. A questo punto vi posso solo augurare un buon volo… e ricordatevi di allacciare il leash!



