Bottom Turn

3 luglio 2009

Tra tutte le manovre del surfing, il bottom turn è un po’ come il portiere nel calcio: non segnerà mai un punto, ma provate a farne a meno! Partendo dal presupposto che è quasi impossibile spiegare a parole come si faccia un buon bottom turn, provate comunque a leggere queste poche righe. Male non vi può fare!

Il bottom turn è la curva che si effettua alla base dell’onda. Se date le spalle alla parete state facendo un bottom turn backside, se avete l’onda di faccia è un bottom turn frontside. Fin qui, siamo alle elementari.

Perché si parli di bottom turn, in linea di massima, bisogna essere in presenza di un onda di dimensioni o potenza accettabili (diciamo almeno all’altezza della testa). Sulle onde piccole, in effetti, si tende a fare il take-off molto angolato (già indirizzati verso la direzione voluta), e a rimanere il più possibile nella metà superiore dell’onda, per non perdere velocità. In questi casi, il bottom turn viene sostituito da una rapida pompata “ascendente”. Peraltro, un bottom turn fatto con un thruster ha già in sé un elemento diciamo così “pompatorio”. Il tipico doublé pump di Tom Curren non è altro che questo: un bottom turn interrotto a metà da una pompata verso l’alto. Per farsi un idea precisa, vale la pena di guardare i video con il buon Tom (sono tanti), e studiare bene i movimenti e la scia dei bordi della tavola.

Il bottom turn è fondamentale perché, se fatto bene, vi proietta verso il labbro dell’onda o comunque verso l’alto senza farvi perdere velocità. Con questa velocità potrete fare un off the lip o quello che vi pare, in modo da fare un bel ventaglio di spruzzi e impressionare le topone sulla spiaggia. Questo è surfing. Ovviamente, il bottom turn iniziale è il più importante di tutti, perché condiziona tutto il resto della corsa. Per questo, se partendo sentite che siete su una sezione che non spinge, vale la pena di acquisire velocità con un paio di pompate (gli americani dicono “to free the rails”), e poi fare il bottom turn.

BOTTOM TURN FRONT SIDE

Ovviamente ci sono tante variazioni quante sono le onde, ma i consigli di base sono questi.

Cercate di anticipare il take off il più possibile (con il posizionamento giusto sul picco e con una remata da olimpionico). Così avrete tempo di mettere i piedi nel punto perfetto (ogni tavola ha il suo sweet spot, lo si trova col tempo). Il piede posteriore può avere qualche grado di incli­nazione in avanti.

State bassi. Più state bassi meglio è, ma sempre piegando le ginocchia, mai piegandovi all’altezza della vita.

Il peso del corpo deve stare all’80% sul piede posteriore, è questo l’ac­celeratore. Per caricare il peso indietro, spostate le anche e il sedere verso poppa, come se voleste sedervi sul bordo estremo di una sedia. Scendendo, iniziate a premere progressivamente sulle dita dei piedi (sempre all’80% sul posteriore). Il modo giusto per fare questo è di portare leggermente in fuori il ginocchio posteriore. Attenzione: il busto deve sempre essere perpendicolare alla tavola. Le ginocchia e il sedere sono come i contrappesi di una bilancia, ma il busto è come il fulcro della bilancia stessa: se si inclina casca tutto. La spalla posteriore viene leggermente in avanti per accompagnare il movimento… e siamo a metà della curva.

Adesso si tratta di uscire dalla posizione rannicchiata della prima parte, distendendovi gradualmente. Fate conto che il vostro corpo sia l’am­mortizzatore di una moto: nella prima metà l’avete caricato stando pie­gati e premendo sul bordo, adesso dovete farlo tornare disteso. Il movi­mento in realtà inizia e si concentra sulle anche che, più che alzarsi, si spostano in avanti. Ricordate, eravate seduti sul bordo della sedia, adesso si tratta di alzare le chiappe.

Nel contempo le spalle (in parallelo), si rivolgono nella direzione giusta: verso l’alto per portarvi ad un off the lip verticale, verso la parete dell’onda per continuare down the line.

Tutto qua. Scherzo, fare un bel bottom turn è difficilissimo. In più, non contano solo i movimenti giusti, ma anche in quale momento e in quale punto dell’onda li si mette in atto. Ma questa è un’altra storia…

BOTTOM TURN BACK SIDE

Se c’è un bottom turn frontside, ci deve essere anche un gemellino backside, no?

Il bottom turn backside è leggermente più tecnico della versione frontside. Anche qui, l’obiettivo della curva è di guadagnare velocità o spinta, che dir si voglia (“drive”, dicono gli americani).

Facciamolo con i piedi

I piedi sono il punto di contatto con la tavola, figuratevi se non sono importanti. Vanno posizionati, al momento del take off, con le punte riv­olte verso la punta della tavola. Se per il piede posteriore l’inclinazione è moderata, il piede anteriore deve essere decisamente orientato in avanti. Il motivo è ovvio: solo così potrete effettuare la torsione verso l’onda che è alla base della manovra. Già che siamo in tema di take-off, ricordatevi di stare bassi.

Individuiamo il punto G

“G” come misura della forza centrifuga, ovviamente! In realtà, stiamo parlando della zona dove avete intenzione (o dove la situazione con­siglia) di piazzare il turn. In teoria è semplice:

  • down the line turn (obiettivo = percorrere velocemente la sezione):

girate ad un terzo circa della parete.

  • speed carve: girate nella metà bassa dell’onda, ma ancora sulla parete.
  • off the lip: girate sulla zona di piatto immediatamente di fronte all’onda.

Ovviamente, per quest’ultima condizione, bisogna avere tanta velocità (o grazie all’onda potente o acquisita precedentemente a suon di pompate down the line). Mentre raggiungete il punto prescelto, con la coda dell’occhio cercate di capire cosa fa l’onda, che è meglio.

Ciak si gira!

Arrivati al punto giusto, premete col piede posteriore, portando il ginocchio in avanti e trasferendo il baricentro (detto anche culo) verso la poppa. Questo movimento farà ruotare le anche verso l’onda nel modo corretto. Per accompagnare il tutto, spingete gradualmente la spalla anteriore verso l’onda. Tenete sempre d’occhio l’onda, ma muovete la testa progressivamente (in realtà, contrariamente a quan­to si potrebbe pensare, la testa dovrebbe girare per ultima, dopo ginocchio, anca e spalla).

Faccia da perno

Il peso del corpo deve passare da 30% sull’anteriore e 70% sul poste­riore, a 10% sull’anteriore e 90% sul posteriore. In linea di massima, si capisce, non è mica una scienza esatta! E poi dipende da com’è fatta la sezione, in particolare da quanto è ripida.

Pensate al centro della curva come ad un perno, ad un fulcro dove l’en­ergia del corpo si trasferisce alla tavola. Però, il corpo deve restare cen­trato sulla tavola: è la torsione delle anche, completata dalle spalle e accentuata dalle braccia che deve fare tutto il lavoro. La testa e il busto non devono uscire dal loro asse, se no il rail si pianta e voi cascate all’indietro. Anche se andate a scheggia, non vi preoccupate: se il movi­mento è buono e parte dal basso, non dovreste perdere la linea e rim­balzare via (io comunque non mi assumo responsabilità!) Con le basi della manovra acquisite, inizia il divertimento: i G crescono e più si spinge con le anche e con le spalle, più si gira!

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